Eric Schimdt prosegue il dibattito a distanza fra Google e Oracle, scaturito dopo le ultime dichiarazioni di Larry Ellison, CEO di Oracle, che in una delle rare interviste aveva definito il comportamento di Google “assolutamente malvagio” in merito all’utilizzo di Java su Android da parte di Google, senza che – secondo Ellison – quest’ultimo ne avesse la licenze.
Schimdt risponde in maniera diretta con un post su Google Plus: l’ex CEO di Google liquida le dichiarazioni di Ellison come “semplicemente non vere”, opinione non solo di Eric Schimdt o di Google, ma della corte statunitese, che nel processo ha alla fine dato ragione a Google. L’aspetto forse più interessante del post di Eric Schmidt è legato alle sue considerazioni finali in merito:
La sentenza protegge un principio fondamentale per l’innovazione: non si può brevettare un’idea, come un metodo di funzionamento. Per esempio, nessuno può brevettare l’idea di addizionare fra loro due numeri. Questo caso va al cuore del dibattito in corso e decisamente necessario sulla riforma dei brevetti. I brevetti sono stati progettati per incoraggiare l’innovazione, non per fermare lo sviluppo di nuove idee e tecnologie.
Da queste parole, seppur generiche, è difficile non leggere fra le righe un riferimento alle ultime cause legali che hanno sempre più spesso visto il sistema operativo di Google (o aziende ad esso legate) contrapporsi ad Apple sui banchi dei tribunali di mezzo mondo. Più volte Samsung ha accusato Apple di voler “brevettare delle idee” come ad esempio l’dea di rettangolo con gli angoli smussati, e in diverse occasioni Google ha rilasciato dichiarazioni che appoggiavano gli alleati e tentavano di rafforzare il fronte opposto a quello di Cupertino.
Difficilmente il post di Eric Schmidt farà cambiare idea a Larry Ellison, ma rappresenta una nuova presa di posizione nei confronti della tematica dei brevetti, sempre calda e attuale.